31/01/2010
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L'associazione culturale on-line "Oasi del sapere" , è nata con lo scopo di condividere in rete la passione per la cultura. Infatti, scrivendo all'indirizzo di posta marcos-rc@hotmail.it è possibile per tutti inviare poesie, racconti, storie, o anche semplicemente pensieri. Previa supervisione dell'associazione, i contenuti saranno pubblicati in breve tempo e fruibili dal popolo della rete.
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PRESIDENTE,COORDINATORE GENERALE E FONDATORE: Giovanni Crocitti
CO-FONDATORE: Giacomo Moricca
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De Omnibus - Marco Scarponi
Pubblichiamo di seguito il primo capitolo del libro "De Omnibus(o quasi)" dell'autore Marco Scarponi.
Ricordando che l'associazione non ha alcuna responsabilità circa il contenuto delle opere pubblicate, vi auguriamo buona lettura.
CAPITOLO I
IL CRISTIANESIMO
È possibile intendere il Cristianesimo in due modi:
1) Cristianesimo di Forma
2) Cristianesimo di Sostanza
Nel primo caso si intende tale religione concepita da un punto di vista puramente formale, esteriore o superficiale. Possiamo inoltre distinguere tale concezione i tre diversi sotto-discipline:
a) Cristianesimo di Credenza
b) Cristianesimo di Principio
c) Cristianesimo di Rito
Il Cristianesimo di Credenza si basa sulla semplice ammissione di esistenza del Dio della tradizione ebraico-cristiana. È una forma di Cristianesimo ridotta ai minimi termini, aridamente essenziale, quasi una sorta di deismo.
Il Cristianesimo di Principio si basa sulla rivendicazione o sulla messa in pratica di elementari principi o dottrine teoriche presenti nella religione cristiana. Ad esempio la condanna dell’eutanasia, dell’aborto, del suicidio, dell’omosessualità, del divorzio o il rispetto dei Dieci Comandamenti o
la credenza nei Dogmi della Teologia.
Il Cristianesimo di Rito si basa sulla adesione o partecipazione alle
pratiche tipiche di tale Religione. Ad esempio andare a messa la domenica, fare i sacramenti, adempiere alla castità prematrimoniale e
via dicendo, pregare, farsi il segno della croce e via dicendo.
Appare chiaro e lampante come il Cristianesimo di Forma, in tutte le sue varianti, appaia come vuoto di significato e puramente di facciata per così dire.
Nel secondo caso si intende tale religione concepita da un punto di vista sostanziale, concreto, contenutistico vero ed autentico.
Il Cristianesimo di Sostanza rappresenta l’unica visione onestamente e sinceramente accettabile. È la messa in pratica del Messaggio Cristiano ovvero: Amore.
Il Cristianesimo di Sostanza (cioè autentico) è fondamentalmente profusione ed espressione d’Amore e tutto ciò che ne consegue:
perdono, compassione, carità, fratellanza, difesa di umili e poveri, unità, comunione, uguaglianza, libertà, umanità, dignità...
Per essere cristiani non basta andare a messa la domenica o condannare l’aborto ma occorre anche e soprattutto amare.
Appare chiaro come, da questo punto di vista, il Cristianesimo di Sostanza possa essere condizione sufficiente rispetto al corrispettivo di Forma cioè è sufficiente Amare per dirsi Cristiani.
Detto in altre parole è sufficiente essere pacifisti, porgere l’altra guancia, perdonare, lottare per i diritti civili o sociali per essere Cristiani.
Poi è superfluo dire che se si ama non si abortisce, se si ama non
si applica l’eutanasia, se si ama non si tradisce, se ami non abortisci, se ami non uccidi, non desideri la roba d’altri...
Cioè il Cristianesimo di Principio può essere visto come naturale conseguenza del Cristianesimo di Sostanza. L’importante sarebbe non assolutizzare il principio abbandonando la sostanza, chi lo fa non è cristiano (o per meglio dire lo è solo di Forma). Un pacifista è cristiano, anche se non va in chiesa la domenica, un uomo che sacrifica la propria vita per salvarne un’altra è cristiano, anche se usa il preservativo, un uomo che porge l’altra guancia è cristiano, anche se
non crede in Dio.
C’è poi da specificare un’altra cosa di assoluta importanza: a livello concettuale, il cattolicesimo non è cristianesimo. Ovvero il cristianesimo è unione, mentre il Cattolicesimo implica una divisione interna (Protestantesimo, Ortodossia...). Quindi concettualmente il cattolico non è cristiano o al massimo lo è di Forma.
So bene che in greco “cattolico” significa universale e che si potrebbe quindi tacciare la mia teoria di “auto-contraddizione” ma potrei tranquillamente rispondere che in questo caso il termine “cattolico”
diventerebbe superfluo o pleonastico perché è il cristianesimo in sé ad essere universale.
Per quanto riguarda il tema della Chiesa va detto che essa per innumerevoli secoli ha rappresentato un mero ed in-autentico Cristianesimo di Forma tralasciando totalmente la sostanza. Essa per millenni si è preoccupata solamente di scomunicare, condannare, indottrinare, esorcizzare, inquisire e irradiare quei principi che ben poco hanno a che fare con la sostanza del Messaggio Cristiano (cioè l’Amore). È inutile imparare ai cristiani i 10 comandamenti
se poi non fai capire loro il valore del Perdono. È inutile dire la messa in latino e fare canti gregoriani se poi non insegni loro il valore della Carità. È inutile che i vertici della chiesa condannino l’aborto se poi non insegnano ad amare il prossimo.
Per questi motivi non è irreale o assurdo dire che la Chiesa è nata nel 1962 cioè all’apertura del Concilio Vaticano II. È nata con l’ecumenismo e con l’apertura al sociale.
Così come non è irriverente affermare che il tanto elogiato Papa Giovanni Paolo II in fondo si è limitato a fare il suo dovere, ha fatto ciò che ogni Papa dovrebbe fare.
Per certi versi Giovanni Paolo II è stato uno dei pochi Papi della storia, gli altri lo sono stati di Forma.
Va aggiunto alla nostra dissertazione anche un altro elemento di notevole spessore: l’ipocrisia dei cristiani.
È quasi stucchevole, irritante osservare queste persone che prima vanno in chiesa, magari fanno anche la comunione, pregano e poi una volta usciti dalla funzione se c’è un mendicante accanto alla porta lo ignorano.
Oppure neanche si parlano col vicino con cui si litigato da una vita. Credo che tutto ciò sia deplorevole e assolutamente ipocrita.
Ma sono affetti da ipocrisia i preti stessi, i quali prima durante il sermone elogiano l’altruismo, l’amore del prossimo, la benevolenza e
poi fanno tutto tranne che quello.
Per non parlare della chiesa tutta che dovrebbe rappresentare il simbolo stesso del cristianesimo. A quanto ammontano i beni ecclesiastici?
Quanto si ricaverebbe vendendo le proprietà clericali? Quante persone verrebbero sfamate e aiutato con il ricavato?
Invito qualche vescovo a rispondere a questi interrogativi.
Il massimo dell’ipocrisia si ha nel momento in cui alcune persone
che guadagnano somme enormi di denaro, come grandi sportivi o attori, elargiscono una minima parte dei loro guadagni vantandosi poi della loro presunta carità cristiana. Per principio, una persona che ha in banca 50 milioni di euro o dollari e ne elargisce una piccolissima percentuale non è un buon cristiano, è un ottimo ipocrita, dato che appunto per principio dovrebbe donarli tutti.
Un altro concetto richiede una notevole trattazione: il rapporto tra Cristianesimo e Comunismo.
Per anni ed anni si è voluta vedere un irreversibile idiosincrasia tra le due cose. Tuttavia le realtà è ben diversa. È vero che da un lato la violenza giustificata e l’ateismo tipiche del comunismo mal si adeguano alle dottrine cristiane, ma dall’altro è pur vero che sostanzialmente Cristianesimo e Comunismo hanno per così dire lo stesso “programma”. Entrambe lottano per eliminare le distinzioni di classe, entrambe lottano in nome dell’uguaglianza, entrambe lottano a fianco dei più deboli (“umili” o “proletari”) ed entrambi credono poter cambiare il mondo.
Probabilmente qualcuno obietterà sostenendo che la chiesa ha da sempre condannato il comunismo o che quest’ultimo (soprattutto con Stalin) sia stato protagonista di atroci carneficine o quant’altro.
È possibile rispondere a queste obiezioni dicendo che la chiesa ha spesso condannato l’ateismo del comunismo o i suoi metodi poco cristiani ma non ha mai considerato il messaggio del comunismo
ne ha voluto intravederne gli aspetti cristiani. Ed è possibile ribattere la seconda obiezione affermando che le “purghe staliniane” non erano certo contemplate nell’ortodossia ideologica marxista.
Il rapporto tra Cristianesimo e Comunismo è paragonabile, per
estensione, a quello tra Cristianesimo e Sinistra.
Allo stesso modo infatti per anni e anni si è voluto vedere una netta incompatibilità tra le due concezioni, tanto è vero che il Cristianesimo veniva sempre messo in relazione alla Destra.
La Chiesa, il Clericalismo, il Cattolicesimo... ogni cosa veniva concepita come alleato delle Destre. Questo, a mio modo di vedere, è altamente contraddittorio.
La Destra infatti, con la sua ideologia conservatrice e le sue posizioni nazionaliste autoritarie, mal si confà allo spirito Cristiano.
La Sinistra al contrario, con la sua ideologia progressista e le sue posizioni pacifiste, aperte ed egualitarie, meglio si sovrappone al messaggio Cristiano.
Il Cristianesimo non crea però solo problemi da un punto di vista
teorico ma anche pratico. È cioè la classica e controversa questione
del Crocifisso nelle scuole. Da un lato è vero che la scuola è un luogo di crescita e formazione ed è legittimo da parte della Chiesa auspicare una base Cristiana che sorregga tali elementi ma dall’altro
lato il problema si pone nel momento in cui quelle scuole non vengono frequentate solo da Cristiani.
Un mussulmano o un ateo infatti potrebbero obiettare che tale prassi (l’affissione di un simbolo cristiano) rappresenti un atto di intolleranza verso chi cristiano non è (per lo meno di Rito).
O che tale usanza significhi un gesto contrario ad una concezione
aperta e pluralista della cultura.
In realtà il problema è sempre lo stesso: occorre distinguere tra
Forma e Sostanza. Se infatti quel Crocefisso viene visto come simbolo di un Cristianesimo di Forma allora le obiezioni dei “non-cristiani”
sono fondate; nel caso in cui quel Crocefisso venga visto come simbolo di un Cristianesimo di Sostanza tali critiche sarebbero auto-contraddittorie. Nel secondo caso infatti è il Crocefisso stesso a rappresentare la tolleranza e la visione aperta della cultura.
Va detto oltre tutto che il Cristianesimo è pieno di contraddizioni.
Contraddizioni di tipo concettuale ad esempio si hanno quando Cristo afferma che giudicare è sbagliato. Esplicitando questa affermazione si potrebbe tradurre “io giudico sbagliato il giudicare”.
Ma in questo caso si cadrebbe appunto in auto-contradizione per ovvi motivi. Vi sono tuttavia anche contraddizioni di tipo pratico o testuale. Nel Nuovo Testamento si inneggia all’Amore, al Perdono, alla Carità... mentre nel Vecchio Testamento vi sono indicazioni di senso completamente opposto. Ne faccio sotto alcuni esempi:
-“[...] se il colpevole avrà meritato di essere fustigato il giudice
lo farà stendere per terra e fustigare in sua presenza con un
numero di colpi proporzionato alla colpa”
(Bibbia - Deuteronomio 25)
-“[...] non entrerà nella casa del signore chi ha membro contuso
o mutilato”
(Bibbia - Deuteronomio 23)
-“[...] non entrerà nella comunità del Signore il bastardo”
(Bibbia - Deuteronomio 23)
-“[...] chi bestemmia nel nome del Signore dovrà essere messo a
morte”
(Bibbia - Levitico 24)
Un ultimo aspetto mi preme approfondire riguardo tale questione:
la possibilità effettiva di essere autenticamente Cristiani, sulla quale nutro forti dubbi.
Se pensiamo infatti che uno dei fulcri del Messaggio Cristiano risiede nel “porgere l’altra guancia” resta un po’ difficile credere che esista qualcuno capace di mettere in pratica tale insegnamento in senso letterale. Per ipotesi una ragazza che sta per essere violentata non dovrebbe neanche cercare di difendersi o un uomo che sta per essere aggredito non dovrebbe neanche gridare aiuto. Francamente dubito che esista qualcuno che sia disposto a farlo.
Possiamo fare anche un altro esempio. Se pensiamo infatti che il Cristianesimo si basi sull’Altruismo, teoricamente non ci si potrebbe neanche sposare. Sposando una donna infatti la si toglierebbe ad un altro, compiendo così un grave atto di egoismo. E sempre per lo stesso principio non si potrebbe neanche lavorare, poiché si toglierebbe lavoro ad un altro e così via.
Senza prendere in considerazione esempi ben più gravi e simbolici.
Ne faccio una breve menzione. Una società autenticamente Cristiana, in base al Perdono, non doveva nemmeno ribellarsi al Nazismo, doveva bensì immolarsi, come un docile agnello alle efferatezze del Reich.
Il che sarebbe stata un autentica follia.
Se ne deduce quindi la realizzazione effettiva del Cristianesimo è, per certi versi, pura Utopia.
17:51
Scritto da: oasidelsapere
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